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Pian dei cavalli
Pian dei
Cavalli fino a pochi anni fa era il nome di una delle tante località della
valle conosciuta solo dai locali e dagli alpigiani, che vi conducevano
cavalli e bovini in alpeggio, e da pochi geologi e speleologi interessati
ai fenomeni carsici superficiali e alla grotta del Buco del Nido. Ci si
arriva sia dalla Val Febbraro sia, più comodamente, da Starleggia.
Ora questo altipiano calcareo delle Alpi Lepontine è finito sulle riviste scientifiche di mezzo mondo, oltre che sulla carta patinata dei mass-media, per merito di Francesco Fedele, professore di antropologia all'università di Napoli e ideatore e conduttore del progetto "Alpi centrali", e della sua équipe internazionale di studiosi. Dopo un'attenta ricerca e "lettura" dei segni lasciati nei millenni sul territorio, in una serie di campagne di scavi ha trovato, con i suoi collaboratori, interessanti tracce di uomini che già diecimila anni fa si spingevano fin qui a cacciare e vi accendevano i loro focolari, vi perdevano i loro manufatti e, forse, celebravano sacrifici rituali. Fedele scrive: "Tribù mesolitiche si affacciano ai crinali dello Spluga in pieno 9° millennio a. C., mentre gli ultimi ghiacciai finiscono di sciogliersi e il bosco conquista rapido gli estremi versanti". Le piante pioniere furono il larice, il cembro e la betulla, che ricoprivano queste zone, ora spoglie. Finora si sono individuati e studiati una ventina di siti mesolitici, con evidenti tracce di bivacchi e di punti di sosta. Uomini audaci salirono le impervie regioni alpine alle alte quote come raccoglitori e come cacciatori. Non si è ancora stabilito se giungessero da nord dal bacino del Reno o dal versante meridionale, oppure da entrambi, quasi a dimostrare che la montagna non divideva, ma era un luogo di incontro. Una sala del museo di valle a Chiavenna è dedicata a questa pagina remota della storia delle Alpi e delle sue popolazioni, con un'ampia documentazione sulle campagne di scavo e sull'ambiente del Pian dei Cavalli e con un grande plastico che riproduce il sito archeologico. Una visita è utile a chi non voglia sobbarcarsi un'ascesa all'altopiano, per altro piacevolissima e di grandiosi scenari, ma anche come opportuna introduzione o conclusione di un'escursione sul territorio. La Comunità Montana sta realizzando una serie di iniziative per valorizzare questo patrimonio culturale, quali pannelli sull'area e guide escursionistiche. |
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