Montespluga

Il passo dello Spluga, cui fanno da sentinella il pizzo Suretta (3027 m) e il pizzo Tambò (3275 m), è stato scelto convenzionalmente per distinguere le Alpi Lepontine e le Retiche. Venendo da nord, superato il valico e lasciata alle spalle la valle del Reno Posteriore, si scende verso il paesino di Montespluga.
Il nome "spluga", da solo o combinato con altri nomi, è abbastanza comune in Valchiavenna e fuori per indicare località di montagna. Non sussistono dubbi sulla sua etimologia. Deriva da "spelu[n]ca", cioè spelonca, grotta.
A riprova, nei pressi dell'abitato, c'è veramente una grotta che la gente chiama "truna de l'urs" (grotta, tana dell'orso). Non per niente, nei testi tedeschi del passato, monte e passo erano indicati come Urselerberg e in quelli italiani come Colmen d'Orso.
L'ampio pianoro del catino glaciale, già pascolo estivo per mandrie di bovini e di cavalli, è ora occupato dalle acque del lago artificiale realizzato tra il 1929 e il 1931. Giosue Carducci, quando salì da Madesimo nel 1898, scrisse di "un piano brullo tra calve rupi: quasi un anfiteatro".
Questa piana viene chiamata Piano della Casa, perché al suo margine già anticamente sorgeva la solida "Ca' de la Montagna", dove durante le violenti tempeste trovavano rifugio viandanti e bestie da soma. La costruzione corrisponde all'attuale albergo "Vittoria". Uno scrittore degli inizi del Seicento annota: "Uomini e giumenti troppo spesso perderebbero la loro vita su questo monte, se non vi fosse questo ricovero". Qui, quando infuriavano le bufere di neve, come avveniva in tutti gli ospizi alpini, si suonava una campana "per orientare i viaggiatori smarriti e per chiamarli a pietoso rifugio durante la tempesta". Dopo il 1818, così si faceva anche nelle tre cantoniere della nuova strada commerciale.
Sempre alla Ca', dove funzionava anche un'osteria, i vettori dei "Porti" di Val del Reno e quelli di Val S. Giacomo si scambiavano le merci dirette rispettivamente a sud e a nord del valico. Qui sostava e faceva dogana la corriera di Lindau che già nel 1823 in trentasei ore correva, quasi volando, dal lago di Costanza a Milano.
In quegli anni si costruì a Montespluga la piccola chiesetta dedicata a San Francesco di Assisi; la pala dell'altare, opera di Giovanni Pock, raffigura il santo che riceve le stimmate

La strada dello Spluga
 1 Passo dello Spluga - Colmanetta
 2 Colmanetta - Isola
 3 Isola - Portarezza
 4 Portarezza - Conoia
 5 Conoia - Ponte di Postaiolo
La via Francisca
 4 Casenda - S.Fedelino

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Il Piano della Casa e Mon...

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